26 dicembre 2009

Caso Bergamini: vogliamo verità


 

Donato Bergamini era un promettente giocatore del Cosenza, la squadra della mia città, per la quale tifo appassionatamente. All’epoca della sua morte (19 Novembre 1989) avevo solo cinque anni. Pochi, per rendermi conto del dramma di una famiglia e di una tifoseria intera, affezionata al talentuoso centrocampista. Ora, a distanza di vent’anni, i familiari di “Denis” (è il suo soprannome) supportati da migliaia di giovani desiderosi di verità e giustizia, chiedono la riapertura del caso.

Suicidio. E’ la tesi della procura di Castrovillari, che ha archiviato frettolosamente il caso. Di tutta la vicenda, ingarburgliata ed oscura, l’unica cosa certa è che non si tratta di suicidio, o quanto meno che il suicidio non è dovuto a depressione o problemi personali del ragazzo.

Ricostruiamo la vicenda, evidenziando i numerosi interrogativi che si profilano: il 18 novembre del 1989 Bergamini viene trovato morto sulla statale ionica 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico. Donato, dodici ore prima del match domenicale, abbandona il ritiro e si reca, con la sua ex ragazza, ed a bordo della sua inconfondibile Maserati bianca, verso Taranto. All’altezza di Roseto i sue si fermano su una piazzetta di sosta e dopo un’accesa discussione, Donato si sarebbe gettato sotto le ruote di un camion che percorreva la statale. La ragazza di Denis è l’unico testimone del tragico evento. Le circostanze appaiono però inverosimili, smentite dall’autopsia e da un’altra serie di indizi contrastanti.

Facciamo un passo indietro per fare una fotografia del contesto dove si svolge questa brutta storia. Denis, da un po’ di tempo, girava in città con una “appariscente” Maserati bianca biturbo, regalatagli, si dice, da un noto pregiudicato della città. Si dice che la macchina fosse usata dalla malavita cosentina per trasportare droga, con Bergamini, corriere inconsapevole, almeno in una fase iniziale. Pare che Bergamini si fosse cacciato in un giro losco, fatto di droga, calcio scommesse e partite truccate, sullo sfondo di una cittadina di provincia soggiogata dalla malavita degli anni ottanta. La stessa ragazza, Isabella, era molto chiacchierata in città e molti ritengono che essa custodisca le ragioni della morte di Denis.

Il padre di Donato, dal sito internet recentemente allestito per tenere vivo il ricordo di suo figlio, fa alcune considerazioni:

- la sera dell’incidente pioveva. Il padre, recatosi nella piazzola di sosta dopo la tragedia, nel punto in cui era avvenuto il diverbio ricorda che le scarpe si infangarono di una melma attaccaticcia. Perché invece, le suole delle scarpe di Denis risultano pulite? Inoltre, essendo le scarpe di camoscio, perché non presentano nessun graffio, nonostante il brigadiere ( che accompagnò il padre sul luogo dell’incidente) abbia detto che Denis fu trascinato, dopo l’impatto, per 64 metri? Le scarpe arrivarono a casa Bergamini un mese dopo la disgrazia, consegnate dal signor Ranzani ma fatte avere da un certo “Mimmolino”, il quale si era raccomandato di non far sapere nulla e che presto sarebbe venuto a trovare la famiglia insieme ad un certo “Alfredo”, il quale aveva bisogno di parlare con loro. Entrambi erano factotum della società Cosenza Calcio. Durante l’ultima partita di campionato, a Trieste, i sue partirono insieme al portiere in auto, il quale guidò fino a Trani.Una volta scaricato il portiere, i due proseguirono per la Statale Jonica per portare una sciarpa sul luogo del tragico incidente. Poco distante dal luogo morirono entrambi in un incidente con dinamiche ancora da chiarire.

- il ragazzo è stato trascinato per 64 metri dal camion carico di mandarini. Al momento del sopralluogo però il camion si trovava ad una distanza di circa un metro dal corpo, disteso a pancia in giù. Inoltre la Maserati si trovava dietro al camion anziché sulla piazzola. Perché il brigadiere parla di un trascinamento di 64 metri, quando dal sopralluogo effettuato dai familiari e da alcune immagini girate da Rai 3 le distanze non coincidono, in quanto dal luogo indicato dal brigadiere al luogo dove è stato ritrovato il corpo ci sono 100-110 metri di cui 64 non percorribili a causa di sassi e avvallamenti? Ancora: se il corpo è stato trascinato per tanti metri per quale motivo non esiste nessuna frattura ossea? Dall’autopsia, effettuata con la riesumazione del corpo dopo circa 50 giorni dopo, risulta che la morte sia avvenuta per arresto cardiaco e dissanguamento con schiacciamento al torace. Il corpo presentava una ferita ampia sulla parte destra del bacino restringendosi sino a raggiungere le parti intime. Dagli esami eseguiti risulta che con tale ferita la morte doveva essere molto più lenta, mentre è avvenuta in pochi secondi. Se Bergamini si è tuffato sotto il camion (tesi della ex fidanzata) o attraversato la strada a testa china (tesi del camionista) perché la ferita si trova sul lato destro del bacino, e non sul sinistro? Inoltre perché il corpo non si trova a circa 15-18 metri dall’impatto (come sarebbe dovuto essere secondo il perito, stabilita la velocità del mezzo) ma bensì a 64 metri? Perché l’orologio che Denis aveva al polso al momento della disgrazia funzionava ancora perfettamente ed il vetro non presentava alcun graffio?

- perché all’ospedale di Trebisacce l’infermiera consiglia alla madre di non vedere il figlio perché completamente sfigurato mentre, dall’autopsia il corpo di Bergamini risulta completamente intatto? Perché i vestiti non vengono mai consegnati ai familiari?

Ecco le considerazioni del padre del giovane calciatore. Domande plausibili, ignorate dalla procura ed analizzate solo da qualche giornalista che, periodicamente, si avvicinava al caso.

I dubbi sul suicidio sono rilanciati, anche, da altre considerazioni: non furono registrate tracce di frenate sull' asfalto, né macchie di sangue. Non reggerebbe la tesi della fidanzata Isabella Internò cla quale dice che Bergamini aveva deciso di lasciare il calcio, il denaro e la notorietà, per raggiungere Taranto ed imbarcarsi per la Grecia (tra l'altro, da Taranto non parte alcuna nave per la Grecia). Particolare attenzione c'è per una telefonata giunta in casa Bergamini, cinque giorni prima di quella tragica sera di Roseto Capo Spulico. Bergamini aveva raggiunto Ferrara dopo il pareggio a Monza del Cosenza. La solita sosta del lunedì prima della ripresa degli allenamenti. Ricevette una telefonata, al termine della quale risultò visibilmente scosso. Chi c’era dall’altra parte del telefono? Chi parlò con Bergamini quel giorno? Su questa telefonata il padre di Donato insiste molto. Domenica 19 si giocava Cosenza-Messina e la partita era in schedina: l' ipotesi che dietro la morte di Bergamini ci sia l' ombra del Totonero è molto forte. Tanto più che il 18 novembre nel ritiro di Rende capitarono a far visita alla mezzala del Cosenza due personaggi che sono rimasti ancora misteriosi.

Ecco tutte le domande senza risposta di questa vicenda. Una tipica vicenda di malavita di provincia, dove le istituzioni e la magistratura si lasciano invischiare dalla melma di mezze verità, omertà e depistaggi, tipiche di queste situazioni.

Recentemente, in occasione del ventennale della morte di Bergamini, alcuni media nazionali e la trasmissione Chi l’ha visto (ecco il video) si sono occupati della vicenda. Altro documento indispensabile per chi volesse informarsi è il libro di Carlo Petrini “Il calciatore suicidato”. E’ notizia di pochi giorni fa che un parlamentare chiederà un’interrogazione parlamentare sul caso Bergamini.

Oggi la Curva Sud dello Stadio San Vito di Cosenza porta il suo nome, mentre all'interno degli spogliatoi è conservato un mezzo busto che lo raffigura. Ancora oggi a Cosenza, i ragazzi della curva né tengono vivo il ricordo. Anche dalla rete giungono messaggi di protesta e ricerca della verità. E’ nato un gruppo facebook, il quale chiede la riapertura delle indagini.

Domani 27 Dicembre a Cosenza si terrà una manifestazione per Denis. Ecco il programma. Invito tutti i Cosentini che leggono questo articolo ad aggregarsi al raduno. Per far riaprire le indagini, per non lasciare irrisolto un ennesimo mistero d’Italia.

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18 dicembre 2009

PONTI DI VISTA!!!!


noPonte


I lavori del ponte sullo stretto cominceranno nel 2010» tuonavano gli strilloni dell’attuale maggioranza in campagna elettorale. Il 2010 è arrivato e ci troviamo, purtroppo, alla vigilia dell’inizio dei lavori dell’opera faraonica promessa ai siciliani (ma sicuri che l’hanno chiesta?) dal governo Berlusconi. In realtà l’inizio dei lavori, previsto per il prossimo 23 dicembre, è la solita operazione meramente mediatica, stile inceneritore di Acerra. Infatti, i lavori riguarderanno solamente gli spostamenti della linea ferroviaria a Cannitello-Villa San Giovanni. Nient’altro. E non potrebbero essere altrimenti, dal momento che non esiste un progetto definitivo del ponte, né, tantomeno un progetto finanziario già approvato.

Esprimo subito il mio pensiero: quello del ponte è un progetto inutile, esoso e pericoloso dal punto di vista della sicurezza. Vediamo, nel dettaglio, i motivi per i quali è assolutamente insensato iniziare la costruzione di quello che è stato definito da molti il “mostro sullo stretto”:

I COSTI

L’intera operazione ha un costo iniziale di oltre 6 miliardi di euro, di cui 2,5 mld arriveranno dalla società Stretto di Messina (i cui soci maggioritari sono Anas e Trenitalia), i restanti 3,5 mld si dovranno ricercare tra gli investitori privati. E’ assolutamente falso, quindi, che il ponte sarà realizzato senza contributi dello Stato. Il 41% della spesa complessiva sarà garantita dal Ministero del Tesoro, attraverso la società “stretto di Messina”. Il Governo avrebbe potuto scegliere il modello utilizzato in opere simili, per dimensione e costi, come il Tunnel sotto la Manica e il Ponte sull’Oresund, dove erano consorzi privati che investivano e rischiavano, scommettendo sulla redditività della gestione. Non l’ha fatto. Il ponte verrà costruito, invece, sul debito. La società “Stretto di Messina” emetterà delle obbligazioni che lo Stato italiano dovrà ripianare nei prossimi 30 anni. Si conta di recuperare una parte dell’investimento tramite i pedaggi. Il ponte “starebbe in piedi” se ci sarà un traffico considerevole. Purtroppo però negli ultimi anni i traffici tra Sicilia e Calabria risultano drasticamente diminuiti, a causa della crisi, ma anche dall’inadeguatezza delle vie di comunicazione per raggiungere il ponte. Il calcolo costi-benefici è inquietante, come scrive sul Sole 24 Ore Giuseppe Cruciani, autore del libro Questo Ponte s’ha da fare: «È legittimo pensare che il Ponte sia uno spreco di denaro e che le previsioni elaborate dalla società dello Stretto per il rientro dei capitali investiti siano troppo ottimistiche». Secondo le stime infatti, il ponte dovrà smistare circa 100mila autovetture al giorno. Attualmente, soltanto 15mila vetture transitano da un parte all’altra dello stretto. Si riuscirebbe a coprire i costi con i pedaggi?

VIABILITA’ E AMBIENTE

image

I 10 km circa (tratto in nero nella figura) percorribili in pochi minuti con i traghetti saranno, causa ponte, quintuplicati. Difatti per raggiungere il ponte, per esempio per andare da Messina a Reggio Calabria, bisognerà uscire dalla città e prendere la nuova tangenziale (tratto in rosso in figura), poi attraversare il ponte (tratto in giallo in figura) e prendere l’autostrada A3 (tratto in viola in figura) fino a Reggio Calabria per una distanza pari a circa 56 km. Clamoroso! E’ probabile che la maggior parte dei pendolari che attraversano quotidianamente lo stretto non useranno il ponte. Senza considerare il fatto che con la costruzione del ponte la viabilità a Messina (pessima, nonostante le cinque uscite autostradali) peggiorerebbe ulteriormente. Lo stretto di Messina, inoltre, per le sue rare caratteristiche geografiche, è, dal punto di vista ambientale, uno dei più bei paesaggi della Sicilia. Il ponte rovinerebbe intere zone come i laghi di Ganzirri e Torre Faro, rovinando inevitabilmente il paesaggio. Inoltre, si interromperebbe la migrazione, presso i laghi di Ganzirri, di molte specie protette di uccelli.

TEMPISTICA

Il ponte dovrebbe essere ultimato nel 2017, cioè tra 7 anni. Però, dal momento che si tratta di una struttura unica, che batterà tutti i record di lunghezza e altezza tra i ponti più imponenti del pianeta, è impossibile prevedere con precisione i tempi finali. Tra ritardi di progetto, ritardi tecnici, ritardi naturali e ritardi politici la costruzione del ponte potrebbe richiedere tempi biblici. I costi aumenteranno a dismisura. I materiali, come l’acciaio (di cui il ponte è quasi totalmente composto) negli ultimi anni hanno subito e potrebbero subire aumenti decisi e inaspettati che, probabilmente, faranno gonfiare l’iniziale investimento di 6 mld di euro di un somma pari almeno alla metà.

RISCHIO SISMICO Il tratto che comprende la punta della Calabria e la punta nord-orientale della Sicilia è a forte rischio sismico e soggetto a innumerevoli fenomeni franosi (ricordate Messina?) . Il ponte, per dati di progetto, è costruito per resistere a scosse di terremoto fino al 7° della scala Richter, pari a quello che rase al suolo Reggio e Messina nel 1908, perché si pensa che il prossimo sisma che interesserà la zona sia della medesima portata. E se ci fosse un terremoto di livello superiore? Bisognerebbe, a contrario, investire sul dissesto idrogeologico in cui versa la maggior parte del territorio italiano e la messa in sicurezza degli edifici siciliani e calabresi.

IMPATTO MEDIATICO

E’ indubbio il fatto che il ponte possa avere, per i rappresentanti politici ( in particolare Lombardo e Berlusconi) un forte e positivo impatto mediatico. Sarebbe qualcosa come le piramidi per i faraoni, un monumento con cui consegnarsi alla storia. Alcuni sostenitori del ponte sostengono che esso possa costituire, anche,  una buona attrattiva turistica. E’ certamente vero, ma bisogna riflettere, al contempo, sullo scenario che si prefigurerà agli occhi dei turisti una volta oltrepassato il ponte, in una direzione o nell’altra. Due città, Messina e Reggio, non certamente dei gioiellini da visitare, e non per colpa delle loro bellezze naturali, ma per lo stato di arretratezza e degrado in cui versano a causa della gestione sciagurata dei propri amministratori.

NECESSITA’ DI POTENZIARE ALTRE VIE DI COMUNICAZIONE

Se andiamo a vedere la situazione in cui versano le linee ferroviarie e le strade siciliane e calabresi potremmo percepire l’immane inutilità del Ponte. Qui esistono ancora le linee mono-rotaia, ci sono galleria vecchie 50 anni, strade continuamente interrotte per eterni lavori di ammodernamento, che, una volta ultimati risultano nuovamente obsoleti. E’ noto a tutti lo stato in cui versa dell’inizio (oltre 30 anni!) della sua costruzione l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, addirittura, per lunghi tratti ad una sola corsia per senso di marcia. Nel 1997 sono iniziati i lavori di ammodernamento e la situazione attuale è la seguente: su circa un terzo del percorso, i lavori sono terminati, un terzo è interessato da cantieri e l’ultima parte è in attesa dell’inizio dei lavori. Ci sono ancora lunghi tratti in cui i lavori non sono nemmeno cominciati. Circa 150 chilometri corrono sulle vecchie due corsie prive di quella d’emergenza, altri 150 chilometri si percorrono su carreggiata unica e a doppio senso di circolazione e i restanti si snodano su tre corsie per senso di marcia di cui una dedicata all’emergenza (Qui un dossier completo). Questa è quella che dovrebbe essere la via d’accesso alla maestosa opera. Desolante. La spesa ingente da parte dello Stato porterà, ovviamente a rinunciare alla realizzazione di opere ben più importanti e urgenti. Ecco alcuni esempi: potenziamento e collegamento della rete tirrenica con Taranto e Bari; potenziamento dei collegamenti ferroviari tra Catania, Messina e Palermo; adeguamento di linee ferroviarie come la Palermo-Agrigento e la Ragusa-Catania; rafforzamento dei collegamenti e delle strutture nelle aree portuali di Messina, Palermo, Trapani, Catania, Villa San Giovanni, Gioia Tauro e Taranto; adeguamento della Statale Jonica; completamento dei collegamenti alla A3 in Calabria di cui abbiamo già parlato; completamento della Palermo-Messina; adeguamento dei collegamenti stradali tra Catania, Siracusa e Gela; C’è di più: oggi tutti gli scenari di mobilità per il Mezzogiorno dimostrano come sia necessario diversificare l’offerta di trasporto in funzione delle diverse esigenze di merci e passeggeri, medie e lunghe distanze, tipologie di merci, stagionalità turistica, puntando sulla integrazione tra le diverse modalità di spostamento. Un ponte messo li, come una cattedrale nel deserto non risolverebbe i problemi di trasporto del meridione.

SOCIETA APPALTATRICE

La società che eseguirà i lavori è la Imprese Eurolink S.C.p.a. . La maggioranza delle quote di questa società è detenuta dalla Impregilo S.p.a.. La Impregilo è il più grande gruppo di costruzioni italiano ed il primo gruppo general contractor per le grandi opere in Italia, tra le quali si annoverano le linee TAV, del passante di Mestre, della Salerno-Reggio Calabria, dello Smaltimento rifiuti in Campania e di opere minori quali l’ospedale San Salvatore della città de L’Aquila (dichiarato per il 90% inagibile dopo l’ultimo sisma e costato nove volte tanto l’iniziale stima dei costi). Su Impregilo pesano le ombre dell' inchiesta giudiziaria aperta a Monza per falso in bilancio, false comunicazioni sociali ed aggiotaggio. Tra gli indagati l'ex presidente di Impregilo Paolo Savona e l'ex amministratore delegato Piergiorgio Romiti. Una società abbastanza chiacchierata in definitiva. Inoltre Impregilo, nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo “Finanza&Mercati”), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano a detenere rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che sino allo scorso anno esercitava il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e oggi vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. L’inganno con cui si realizzano queste mega-opere sta tutto nelle partnership Pubblico Privato. Tutte le grandi opere, dal Ponte sullo Stretto sino alle linee TAV, sono costruite con soldi pubblici o garantiti dallo Stato, ma pensate e realizzate per portare profitto ai privati, i quali investono senza alcun rischio. In questo modo si generano debiti che si ripercuoteranno sulle generazioni a venire. L’elemento comune è il trasferimento di denaro pubblico dalla collettività a pochi soggetti privati. In un epoca dove il liberismo è il modello economico di riferimento, non sono pochi i casi in cui lo Stato interviene pesantemente in economia. Ma non lo fa secondo i classici canoni keynesiani. Lo fa intervenendo male. Ivan Cicconi, esperto italiano di lavori pubblici, ha parlato di keinesismo al contrario, cioè di un processo senza redistribuzione, in cui pochi soggetti privati (i contractors) beneficiano di questo sistema.

RAGIONI DELLEASSOCIAZIONI

In tutto il meridione sono nati dei Movimenti di protesta territoriali, che si oppongono con fermezza al ponte, sottolineandone le sue incongruenza. Queste vengono spesso etichettate come retrograde e populiste . E’ ovvio che non bisogna avere i paraocchi e pensare che qualsiasi opera vada esorcizzata, in nome di un fondamentalismo ambientale che vuole ostacolare qualsiasi intervento dell’uomo sulla natura. Ambientalismo non significa solo segnalare e opporsi a progetti che distruggono la natura. Significa, invece, essere capace di porsi con un’alternativa, praticabile e concreta.

Ecco perché sabato 19 Dicembre ci sarà una grande manifestazione, a carattere nazionale, per fermare i cantieri del ponte organizzata dalla rete No ponte a Villa San Giovanni. Questa rete di associazioni, oltre a dire no, presenta una piattaforma alternativa che vede come elemento centrale la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio, accompagnata dalla richiesta del potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto.

 

Fonti:

http://noalponte.splinder.com/post/21850080/Le+verit%C3%A0+di+un+Ponte+inutile

http://www.vocidallastrada.com/2009/03/il-ponte-della-mafia.html

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05 dicembre 2009

Yes…. he can!!!


Obama premio Nobel per la pace 2009.

Obama invia 30 mila soldati in Afghanistan.

I due avvenimenti avvengono, comicamente, a pochi giorni di distanza.

E’ la vittoria degli scettici sul presidente Obama, contro i sognatori che pensavano che il leader di colore avrebbe cambiato la linea politica del governo americano. Illusi e manipolati dai media di tutto il mondo, tutti prodighi nell’innalzare la figura di Obama.

Eppure, per capire la caratura del personaggio bastava semplicemente effettuare la prova del nove, ovvero seguire i soldi, ovvero leggere la provenienza dei finanziamenti della campagna elettorale di Obama, che, contrariamente a quanto si pensa, non derivarono solo dai finanziamenti della rete. Appuralo qui.

Ecco, ora, definitivamente ci siamo svegliati dal “sogno americano”.

Ancora Barnard:

Il 6 novembre 2008 avevo pubblicato un commento intitolato ‘Obama? Gioire con prudenza’, in cui dicevo che la tradizione Democratica USA era ben altro dalle sciocchezze scritte da Veltroni, dette da Travaglio, o dai miraggi offerti da Repubblica ai sognatori italiani. Seguiva un’aggiunta dal titolo ‘Obama? Seguite i soldi’, dove mostravo da quali fonti del Vero Potere erano venuti i fondi per la campagna elettorale del nuovo Presidente, cioè chi lo comandava.
Martedì 1 dicembre scorso, di fronte a 4.000 cadetti dell’accademia di West Point, il Presidente degli Stati Uniti, cioè quel bianco abbronzato di destra che siede alla Casa Bianca, ha finalmente lasciato cadere gli ultimi brandelli della pellicola con cui si era travestito ed è apparso in tutto il suo fulgido orrore.
Per chi ha anche solo la più vaga idea di cosa sia stato l’impero americano nel mondo – dai seicentomila trucidati delle Filippine a cavallo del XIX e XX secolo, ai due milioni in Indonesia negli anni ’60; dal Piano Condor del 1975 con le sue camere di tortura neonaziste in America Latina, fino al genocidio dei contadini di tre quarti del mondo scientificamente architettato dal Fondo Monetario Internazionale (leggi Tesoro USA) e dalla Federal Reserve americana e ancora in corso, col record di 2,7 miliardi di affamati odierni; passando per il sostegno al progetto sionista di annientamento dei palestinesi e i due milioni di morti fra Iraq e Afghanistan dal 2001 a oggi – le parole pronunciate da Obama martedì possono solo sembrare un’esperienza psichedelica. Non lo è, è realtà. Leggetele:
“Più di ogni altra nazione al mondo, gli Stati Uniti hanno assicurato la sicurezza globale per più di 60 anni, un’epoca che ha visto muri cadere, i mercati aprirsi, e miliardi di persone sollevate dalla povertà… Al contrario delle grandi potenze del passato, noi americani non abbiamo cercato di dominare il mondo. La nostra Unione fu fondata sulla resistenza all’oppressione. Noi non cerchiamo di occupare altre nazioni, non pretendiamo le risorse di altre nazioni, e non colpiamo altri popoli a causa della loro fede o etnia differente dalla nostra…”.
Aggiungo il commento di Andrew Bacevich, professore di Storia e Relazioni Internazionali alla Boston University , intervistato da Amy Goodman:
“Credo che questa descrizione che Obama ha fatto della Storia moderna americana è assai significativa, e la ragione per cui è così importante è che le sue parole potevano essere state fotocopiate da un discorso di Harry Truman, o John Kennedy, o Lyndon Johnson, o Richard Nixon, Ronald Reagan, o George W. Bush. Questa è la narrativa preferita dagli americani, noi ci vogliamo vedere così, e così giustifichiamo ciò che facciamo al mondo. E’ incredibile che questo Presidente, che si è insediato promettendo il cambiamento, abbracci quella narrativa così del tutto. Ci conferma che i cambiamenti a Washington sono marginali, e che lo status quo è fermamente al suo posto.” [ … ]

 

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